” Provan a dilla com la stà “
1 dic
Parlare di unificazione e di referendum non costa nulla. Sappiamo invece benissimo che la realtà è diversa e complessa. A questo punto una riflessione è doverosa. Pensiamo, anzi siamo convinti, che se Marotta a suo tempo avesse ottenuto l’autonomia comunale, in questo momento avremmo discusso dell’ unione o della fusione tra i due comuni e Mondolfo, per comprensibili ragioni, avrebbe dato certamente per primo un parere favorevole. Oggi che si presenta la possibilità concreta di creare un grande comune con Mondolfo capoluogo e sede municipale, ci perdiamo in cose che non portano da nessuna parte. Mondolfo con tutta Marotta (fino a Rio Crinaccio) diventerebbe, come abbiamo più volte sottolineato, il terzo comune della provincia di Pesaro-Urbino, (dopo Pesaro e Fano, abbiamo, di poco, più abitanti di Urbino). Chiediamo ai mondolfesi e ai marottesi, se non ci sono interessi di parte (come per esempio il timore reale di perdere posizioni politiche a Mondolfo perché aumentano gli elettori a Marotta) perché di tanto autolesionismo. Perché non superare gli ostacoli (che ci sono) e mirare a raggiungere un futuro migliore?. La stessa domanda la rivolgiamo a Natalino Pierpaoli del Comitato Cittadino Mondolfese che in modo sereno e franco ci onora della sua presenza. Solo un confronto leale, con opinioni diverse è costruttivo.
12 Responses for "UNIFICAZIONE SI, UNIFICAZIONE NO …"
Cari Biagiarell e Ginettacio,
perdonatemi la mancata solerzia nel rispondervi, cercherò di farlo ora e ad entrambi in questo post.
Circa l’articolo di Biagiarell, prima di tutto voglio dire che l’onore e tutto mio e ringrazio molto per quello che hai scritto.
Provo ora a dar una risposta (anche a Ginettaccio, abile e navigato politico) alla domanda che (mi) poni.
Se Marotta fosse stata elevata a comune autonomo sicuramente adesso si discuterebbe certamente di associare alcuni servizi, trasporto scolastico, polizia urbana, servizi sociali,cultura, turismo, sport ad esempio, ma non certo la fusione, che è un’altra cosa. E’ giusto e sacrosanto cercare di realizzare economie e soprattutto creare sinergie capaci di migliorare i servizi a fronte di una riduzione dei costi di gestione, per questo l’associazionismo intercomunale o unione dei comuni mi pare un ottimo strumento. Ma allargare un territorio comunale è tutt’altra cosa.
Si dovranno fare i conti, in primis, con l’andamento degli ultimi bilanci e capire se, in proiezione futura, potranno esserci dei benefici alla casse comunali o un aggravio di spese, (l’incremento del territorio e della popolazione quasi mai porta dei vantaggi, aumenteranno certo una parte di entrante ma dovranno essere erogati servizi per un bacino più ampio di popolazione e quasi mai questo si traduce in una plusvalenza). Pensare che si possa far fronte alle spese che quest’operazione comporta (perché l’amministrazione fanese farà sicuramente i suoi conti) con gli oneri di urbanizzazione, di costruzione etc., mi pare poco aderente anche alla più ottimistica delle previsioni, visto anche il debito accumulato dalla nostra amministrazione in questi ultimi anni. Utilizzare “cemento e mattoni” non mi pare una soluzione tanto sensata, soprattutto se, con lungimiranza, si pensa a ricadute benefiche per il futuro. Non mi pare poi che questa sia la vocazione di Marotta.
Ad esempio il turismo, reale vocazione e possibile volano per l’economia locale, deve partire non tanto dagli appartamenti disponibili o da volumetrie più o meno ampie, quanto da una politica sinergica tra operatori ed enti tale da favorire il recupero sul territorio di una specificità, di cui è normalmente dotata, che negli ultimi anni è stata obliterata da tentativi di omologazione, di sicuro insuccesso, a modelli e realtà che nulla hanno a che fare con le radici culturali, e quindi con la tradizione originaria, che è specifica di Marotta. Il turista oggi è molto più accorto ed esigente di un tempo, è molto attratto dalle tipicità dei territori, siano esse ambientali, culturali, storiche o legate alla tradizione, per cui è fondamentale puntare alle specificità per far leva sull’attrattiva turistica. Perdonatemi, non voglio certo dare ricette e mistificarmi da guru per di più presuntuoso, (se volete potere consultare una relazione sull’argomento da me redatta e sottoscritta presentata in giunta comunale il 16/07/2007 e rimasta lettera morta … senza funerale. Il link è il seguente: http://www.monteoffo.it/biblio2.html ). Riprendendo il senso del discorso voglio dire che Mondolfo non ha la forza politica, (intesa come governance) ne tanto meno quella economica per affrontare le questioni che riguardano Marotta (non intendo solo il turismo, è ovvio) quindi a mio (nostro) avviso l’accorpamento (unificazione mi pare non corretto) risulterebbe un perfetto disastro sia per Mondolfo, che vedrebbe un declino inesorabile, cammino già tracciato da anni di sciagurata politica territoriale (e non mi nascondo dietro un dito nel dirlo), che soprattutto per Marotta, dove mi pare si presenti un machiavellismo a tutto tondo dove gli interessi, quindi, propendono solo da una parte, cioè sul peso politico elettorale (e di conseguenza affaristico-clientelare) piuttosto che sulla soluzione delle reali problematiche.
Le realtà territoriali, per quanto contigue, sono profondamente diverse (non centra nulla la rivendicazione identitaria). Se pur Mondolfo e Marotta distino poco più di cinque chilometri, hanno delle specificità che le differenziano. In una visione eutopica, il progetto sarebbe auspicabile e doveroso ma sarebbe possibile solo con amministratori virtuosi e scevri da ogni interesse personale e di potere, dunque inevitabilmente la visione scade nell’utopia (in considerazione del buon governo che non c’è) e diviene razionalmente outopica.
Ora permettetemi di porvi delle domande.
Con le considerazioni sopra scritte (che, ribadisco come nei precedenti post, possono essere smentite ma non con i soliti riduzionismi politici, vi prego) voglio dire che la realtà fanese meglio si confà a quella marottese (mi pare naturale) per cui perché insistere ostinatamente su Mondolfo? Qual’è la ratio che vi spinge a questo?
Lo ripeto ancora, l’accorpamento al comune di Fano E’ POSSIBILE, la legge regionale lo prevede in modo chiaro e ritorno a citarla ancora, (Ginettacio, mi pare che le tue continue insistenze nel negare a priori, senza riscontri oggettivi, ti portino nelle paludi dell’inconsistenza delle tue asserzioni):
Legge regionale 16/01/1995 n. 10, Norme sul riordinamento territoriale dei comuni e delle provincie recita, per lo specifico caso di accorpamento di Marotta di Mondolfo con Marotta di Fano, quindi col comune di Fano:
ART. 3. MUTAMENTO DELLE CIRCOSCRIZIONI COMUNALI
alla lettera b) del comma 1, è previsto il caso specifico che c’interessa, ossia:
b) DISTACCO DI UNA FRAZIONE O BORGATA DA UN COMUNE E SUA INCORPORAZIONE IN UN COMUNE CONTERMINE;
al comma 3, si stabiliscono i criteri che regolamentano tale incorporazione, vale a dire:
3 . NEI CASI DI CUI ALLE LETTERE B) E C) DEL COMMA 1 NON SI APPLICA IL LIMITE MINIMO DI POPOLAZIONE STABILITO ALL’ARTICOLO 2 COMMA 2.
e cosa dice l’articolo 2 comma 2 della legge regionale?
Art 2, c.2 . NEL CASO DI CUI ALLA LETTERA B) DEL COMMA 1 NON POSSONO ESSERE ISTITUITI NUOVI COMUNI CON POPOLAZIONE INFERIORE AI 10.000 ABITANTI O LA CUI COSTITUZIONE COMPORTI, COME CONSEGUENZA, CHE ALTRI COMUNI SCENDANO SOTTO TALE LIMITE.
Per riassumere, nel caso in cui una frazione venga incorporata in un comune contermine, NON SI APPLICA IL LIMITE DEI 10000 ABITANTI per il comune che cede la frazione.
In poche parole se Marotta di Mondolfo si “unisce” con Marotta di Fano, quindi sotto l’amministrazione comunale di Fano, come conseguenza Mondolfo scadrebbe di popolazione a 5000 abitanti circa, quest’ultimo dato non costituirebbe, a norma di legge, un impedimento.
Dunque NON E’ UNA CONGETTURA ma un dato oggettivo e reale, e non lo dico per far rumore di parole ma perchè i cittadini sappiano che esiste questa possibilità, al pari di quella dell’accorpamento di Marotta di Fano con Mondolfo.
Inoltre esiste pure la possibilità di erigersi a comune autonomo, come ampiamente citato nel mio precedente post. Anche qui NON SONO CONGETTURE, caro Ginettaccio, ma dati ben tangibili, al riguardo voglio riportarti le motivazioni del legislatore regionale piemontese (che ricordo, per chi non ha letto i precedenti post, modificava il limite di popolazione per la costituzione/modifica di un comune a 5000 abitanti):
“… Si è affrontato anche l’importante aspetto relativo all’abbassamento del limite della popolazione previsto per l’istituzione di nuovi comuni, attualmente fissato in diecimila abitanti dall’ articolo 15 del Decreto legislativo 267 del 2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), alla luce del mutato quadro costituzionale; la legge infatti abbassa tale limite a cinquemila abitanti, in sintonia sia con la realtà piemontese costituta da comuni con pochissimi abitanti sia con la legge regionale n. 15/2007 che prevede misure a sostegno dei piccoli comuni. La proposta di abbassamento muove anche dalla constatazione del palese disagio in cui spesso vivono le popolazioni concentrate in zone di confine tra vari territori comunali e lontane dai capoluoghi, condizioni che spesso non consentono ai residenti di fruire pienamente delle funzioni e dei servizi comunali. La novità prevista dal presente progetto di legge è avvallata da una interpretazione normativa secondo la quale, per effetto della riforma del Titolo V della Costituzione, è possibile affermare che la materia delle “circoscrizioni territoriali comunali” è rimessa alla competenza esclusiva regionale, comportando pertanto la possibilità per la Regione di legiferare in merito. A conferma della suddetta interpretazione, si segnala che recentemente la Regione Abruzzo ha approvato una legge che stabilisce il limite di cinquemila abitanti per i comuni di nuova istituzione. (…)”
Dunque il nostro non è un tentativo di subdolo boicottaggio, come qualcuno mi pare palesi o vada dicendo, ma è semplicemente una seria riflessione su quella che può essere la possibile soluzione ai problemi di Marotta che, come ampiamente ripetuto, vede aprirsi un ventaglio di soluzioni maggiormente efficaci e soprattutto parimenti fattibili (nel caso di unificazione con Fano) con quella a tutto oggi proposta come l’unica soluzione, ovvero l’accorpamento di Marotta di Fano nel comune di Mondolfo.
Un caro e cordiale saluto.
Caro Natalino,
declino cortesemente il complimento di “abile e navigato politico” per il semplice fatto che non sono un politico nel senso comune della parola, ma un cittadino che ha a cuore le sorti della sua città e, quando parlo di città, mi riferisco all’intero territorio in cui sono nato, cresciuto e vissuto.
Comincio col rispondere a una tua doppia domanda che mi ha lasciato interdetto: «perché insistere ostinatamente su Mondolfo? Qual è la ratio che vi spinge a questo»? Contrariamente a quel che tu pensi, io sono profondamente convinto che la realtà territoriale di Mondolfo e di Marotta siano invece molto omogenee, pur nella loro specificità. Per cultura, tradizione e diadialetto Marotta è sempre stata un unicum con Mondolfo, tant’è che molti marottesi sono ex mondolfesi o ex cittadini del territorio di Mondolfo. Unificarsi con Fano che non abbiamo mai considerato come qualcosa di nostro, significherebbe oltretutto diventare un territorio di estrema periferia con tutto quello che ne consegue.
Sentirti definire l’unificazione un “perfetto disastro per Mondolfo che vedrebbe un declino inesorabile” a me sembra, scusa se sono franco, che non hai (avete) una visione lucida e serena, ma solo retriva del senso reale delle cose. Nessuno vuol distruggere Mondolfo e nessuno vuol togliergli l’importanza che merita, siamo invece convinti di portare in dote a Mondolfo e all’intero suo territorio un notevole valore aggiunto e anche prestigio. Il Comune di Mondolfo diventerebbe il terzo della Provincia superando i 15.000 abitanti e avrebbe quindi un peso politico di tutto rispetto.
Chiaramente non tutto sarà gratis et amoris dei, Fano ci chiederà giustamente l’accollo dei mutui residui accesi per le opere realizzate nel territorio da trasferire. Ma Marotta di Fano non è un territorio paludoso da bonificare, è una realtà economica di tutto rispetto che produce e lavora, con almeno dieci alberghi ancora attivi nel territorio, che paga ogni genere di imposte e di tasse, e non solo i contributi per opere di urbanizzazione cui facevi riferimento, che sono comunque importanti. Aumentando il numero di abitanti aumenterebbero anche i trasferimenti dello Stato e del fondo perequativo nazionale.
Quanto al timore sulla “governance”, che in buona sostanza si traduce nel sospetto che i cittadini di Mondolfo capoluogo abbiano un minor peso nella partecipazione, negoziazione, coordinamento e gestione della cosa pubblica tanto da essere messi in minoranza dagli “invasori” marottesi, a me pare del tutto infondato. Nessuno si è mai strappato le vesti al pensiero che, nonostante gli elettori marottesi e i consiglieri comunali eletti siano già una maggioranza, la giunta Cavallo sia costituita per 6/7 da cittadini di Mondolfo. Chiunque sarà chiamato ad amministrare questo territorio, schierato a destra o a sinistra, cittadini di Mondolfo o di Marotta, di Ponterio, Centocroci, Borgaccio, Monteciapellano, Molino Vecchio o Mengaccio, lo farà nell’interesse di tutto il territorio che ripeto, per dirlo con le parole del Manzoni è uno “di patria, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”. Le stizzite lotte di campanile sono sempre state anacronistiche e sterili, nel terzo millennio credo proprio siano al di fuori di ogni umana cocezione e ragione.
Caro Ginettaccio,
grazie per l’articolata risposta, ma credo forse che non mi sono spiegato abbastanza bene. Premetto che la mia definizione di “abile e navigato politico” era riferita proprio al senso comune attuale del termine, nel senso che nei precedenti post (ed anche in questo), utilizzi tutta la gamma dei lemmi immersi in un fraseggio retorico volto a screditare l’interlocutore, tipico di chi fa politica di mestiere (non fraintendermi, non è un tentativo garbato per offenderti, se così fosse mi scuso e faccio ammenda). Ma vengo alla replica.
Mi viene da sorridere alla frase che ho pensato in questo momento, tanto che la scrivo (così ci facciamo due risate) …Contrariamente al tuo pensiero, contrario a quanto credi io pensi … no, seriamente, fintanto mi assiste la favella non penso (e non ho mai pensato) che tra Mondolfo e Marotta esista una cesura etnico-antropologica, tutt’altro (nella mia relazione, di cui al link sul precedente post, scrivo l’esatto contrario), il senso che volevo dare è quello di due realtà contigue dove una affonda le radici nell’altra e dunque di chiara dimostrazione storica, ma che si differenziano per territorio (uno litoraneo, l’altro collinare) e di conseguenza per vocazione culturale locale (marinara l’una e rurale l’altra), paesaggi dunque diversi con vocazioni diverse che tuttavia ben si armonizzano e si fondono in un “unicum” di immutabile impressione, così com’è in tutta la nostra regione.
- A proposito, ed apro una parentesi, l’etimo di Marotta deriva probabilmente da un dotto“ad mare…via rupta” (e non certo “mala-rupta”) che nella tradizione storico-linguistica locale è stato tradotto in“la rotta verso (per) il mare” e per rotta (via rupta) si intende una via aperta tra le siepi o un bosco o un’altro ostacolo naturale (vedi i toponimi Cerreto e Sterpeto, storicamente attestati a Marotta); la parola “rotta” è ancora utilizzata nel nostro dialetto dagli anziani con lo stesso significato: “C’era n’cul d’nèv, e sai? ma tuc’àt a fà la ròtta p’r gì dal’Tumbàr”. –
Riprendendo il filo del discorso voglio dire, e ho detto, che non è assolutamente una questione IDENTITARIA fine a se stessa, dunque di CAMPANILE, tant’è che dico che in una visione eutopica (di buon luogo) sarebbe auspicabile la visione di un unico territorio, ma sappiamo bene, sia io che te, che questo non è possibile con gli amministratori odierni e credo haimè futuri, e in linea più generale con il sistema di governance (governo del territorio) attuale, diffuso nella quasi totalità della nostra nazione. Perchè dico questo? Per il semplice fatto che a partire dal dopoguerra sino ad oggi si è manifestata una politica disarmonica sulle due realtà territoriali dove gli amministratori locali hanno trovato facili attenuanti nel favorire questa o quella parte facendo attenzione non tanto alle esigenze di crescita qualitativa, quanto piuttosto al bacino elettorale maggiormente favorevole, siano essi (i politici) di Mondolfo o di Marotta, beninteso (per favore, lasciamo perdere i manzoniani patriottismi). E se dico che Mondolfo vedrà un declino inesorabile, così come Marotta (d’altronde non spererei sui dieci alberghi di Marotta di Fano in quanto visto l’andamento, sarebbero capaci di indurre alla chiusura anche questi in poco tempo per i sopra citati), assento proprio che a prescindere da chi siede sugli scranni della giunta, ripeto, siano essi marottesi o mondolfesi, di destra o di sinistra, alti e bassi o belli e brutti, dovranno fare i conti con i loro elettori che stanno da questa o da quella parte, condizionando così inevitabilmente il “buon governo” tanto auspicabile . Fano invece, da un mio punto di vista, ha caratteristiche di “governance” decisamente consone alla realtà di Marotta, e credimi non penso proprio che diventi una sorta di Centocelle fanese, basta sentire quelli di Metaurilia, di Torrette o gli stessi di Ponte Sasso se si sentono considerati dei “borgatari”. Inoltre aver più abitanti non vuol dire “contare di più”, certo se riconduciamo tutto alla solita politica del “peso specifico” elettorale può avere un senso (sbagliato, naturalmente) ma nelle condizioni e per i motivi sopra elencati perderebbe anche questa caratteristica. La mia è una considerazione che parte da un concetto semplicissimo: riprendere le fila partendo dal basso, dal piccolo, “bottom-up” dicono gli anglofoni, mettendo a punto strumenti di cooperazione e sussidiaretà (vedi unioni comunali) per garantire il maggior benessere ai cittadini.
Ora mi fermo se no monopolizzo il blog, e non vorrei che il buon Biagiarell mi “bannasse”.
Un caro e cordiale saluto.
p.s. – L’idea di Francesco è da prendere in considerazione: tra un buon piatto “d’ paranzola o sarduncì’n e n’à pinta d’vìn, discur’en mei e n’po’ c’ridì’n”.
eheheheheh Pierpavl diria da subt che da cómm discurri in dialétt ‘nn si propi nostràl. Ma questo poca conta. Se è per un reàl d’ macaruncìn, dó sarduncìn a scottadéta, na fritturina mista e na fojétta o dó d’ vin… s pòl fa. Basta che ‘nn facèn a cagnara si fall a Mondòlf o a Marotta. eheheheh
Il confronto ha sempre portato a costruire. A presto.
Ci conto !!!
P.S. Visto l’orario del tuo POST, ma te, Natalino, ‘n dormi mai ???
Pierpavl diria da subt che da cómm discurri in dialètt, ‘nn si nostràl del tutt, da ‘ndó viéni? Il tuo dialetto ha un accento “straniero”, sbaglio?” Lo dico solo perché è abbastanza evidente, ma senza la benchè minima vena polemica. Quant a ‘n realétt d’ macaruncìn sa l’ cappl o i canèi, dó sarduncìn a scottadéta, na fritturina mista e na fòjétta d’ vin… s’ pol fà, avòia si s’ pòl fà! Il confronto sereno è sempre servito a costruire. Fissiamo un appuntamento dai.
Ginettacc’ e Francè ,car’i'nn’i mia, c’haveti propri ragiò’n, sò fùrest!
Ve’nn da S’ngaia, anzi p’r dilla tutta, sò nàt a S’ngaia ma sìn da piccu’li’n ho visùt a la Marzocca, a do passi dalla bòtta (d’l màr). Donca m’è armàst ancò n’po d’sal n’t'l rècchi’e, p’rchè l’bausin nò pres nà’mucchia!
Fate vobis, a me m’stà be’n nicò, n’sò sf’r'gnat! ma si c’enn dò sar’donn’i sarìa propri cun’tent!
Bona!
Ho fatto un copia incolla delle risposta a Natalino data sul sito Marotta Unita che tratto lo stesso argomento.
scusa Natalino, ma l’età a volte mi fa perdere il filo del discorso. Mi parli di “realtà contigue dove una affonda radici nell’altra e dunque di chiara dimostrazione storica”, che si differenziano non per cultura, non per tradizioni, non per dialetto, ma solo per la conformazione del territorio: uno collinare e l’altro litoraneo, a cui nemmeno tu giustamente dai peso. In un passaggio successivo auspichi un unico territorio, ma (putroppo) questo è impossibile per via di amministratori coi paraocchi che sanno guardare solo da una parte. Natalino, ogni popolo e ogni comunità hanno gli amministratori che meritano. Ma dimmi un pò: li abbiamo sposati questi amministratori che dobbiamo fare tutto il possibile per salvare un matrimonio che mostra segni di stanchezza? Io non sono così pessimista da pensare che anche amministratori futuri, e mi riferisco in particolare ai giovani, continuino a portare il paraocchi. Alle prossime consultazioni amministrative armiamoci di coraggio per rendere possibile un cambio generazionale alla guida del nostro territorio, mandiamo a casa chi ci ha amministrato da decenni col paraocchi e non sa rinnovarsi. Io credo che tutti, ne trarremo giovamento, persino le prese di posizione e le diatribe campamilistiche, sono convinto,cesseranno.
Visto che a dibattere siamo sempre e solo io te e Franz, non ti risponderò più per non monopolizzare tutti i siti di Marotta. Vale sempre comunque la proposta “di macaruncìn d’ casa sa l’ cappl e di sarduncìn a scottadéta” per confrontarci in privato, magari anche insieme a qualche altro.
Caro Natalino se mi lasci la tua mail poi ti comunico il mio cell. per programmare la cena di pesce ( ormai a Gennaio ) con Biagiarell e Ginettaccio. Salutoni !!!
Caro Francesco,
per la mia mail puoi contattare Carlo.
Un caro saluto.
“Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare
anche ciò che non ti aspettavi” (Eraclito).
Buon Natale e un sereno 2010 a tutti gli amici del blog, in particolare a Biagiarell, Ginettaccio e Franz_Francesco
Il dubbio è un gran scappafatica; lo direi quasi il vero padre del dolce far niente italiano. (Massimo D’Azeglio)
è anche vero però, non ricordo chi l’ha detto, ma che condivido in pieno: mentre “cuore” e “ragione” si confrontano, il dubbio deve sedere allo stesso tavolo.
Buon Natale a tutti.
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