” Provan a dilla com la stà “
21 nov
Il Consiglio Comunale di Mondolfo ha deliberaro 3 volte (1 con sindaco Sgammini – 1 con Solazzi e 1 con Cavallo) una richiesta alla Giunta Regionale delle Marche per attivare una proposta di legge regionale che preveda l’aggregazione di Marotta di Fano al comune di Mondolfo. In quelle delibere è allegata una pianta che indica con precisione lo spostamento dei confini richiesto. Il confine indicato comprende “TUTTA MAROTTA DI FANO” e non una parte. Non comprende Ponte sasso. Perchè ?
Dal 1975 al 1980 abbiamo organizzato diverse assemblee pubbliche in quell’area, ma c’ è sempre stato poco interesse in merito. Nel referendum del 1981 abbiamo avuto un voto favorevole dal confine alla strada di San Costanzo e invece contrario da quella strada verso Fano. Dopo 15 anni abbiamo ripreso l’iniziativa, il confine previsto era Rio Crinaccio, abbiamo organizzato un paio di incontri al centro sociale senza avere alcun riscontro di partecipazione o interesse.
Perchè dovremmo costringere i cittadini di Ponte sasso ad un cambiamento che non vogliono??. Certo ci siamo chiesti se smettere o andare avanti!. La decisione è stata di proseguire purchè almeno tutto l’abitato di Marotta fosse compreso nello spostamento.
La legge nazionale n° 142 del 1990 (dagli art. 117 e 133 della costituzione) impone alla regione che nel caso di variazione di confini comunali devono essere “sentite le popolazioni interessate”. Non è precisato quali siano, questa interpretazione la deve dare l’ufficio legale della Regione. O solo la parte oggetto di spostamento (che sarebbe la cosa più semplice dato che i comuni possono dare indicazioni tramite i Consigli comunali) o tutti gli abitanti dei due comuni. Mondolfo sarà contrario, ma il Comune di Mondolfo con tutta Marotta di Mondolfo ha già dato e pensiamo che darà ancora parere favorevole. Oltre alle già citate delibere del Consiglio Comunale.
A proposito di autonomia comunale, che avremmo sicuramente preferito, la stessa legge 142 del 1990 dice ” NON POSSONO ESSERE COSTITUITI NUOVI COMUNI CON UNA POPOLAZIONE INFERIORE AI 10000 ABITANTI O LA CUI COSTITUZIONE COMPORTI COME CONSEGUENZA CHE ALTRI COMUNI SCENDANO SOTTO TALE LIMITE ” .
Basta fare due conti!.
Un cordiale saluto a tutti.
14 Responses for "DAL PRESIDENTE DEL COMITATO “PRO MAROTTA UNITA” GABRIELE VITALI"
Riporto il post a Francesco Bassotti nell’articolo “il Referendum…”
Caro Francesco,
rispondo al tuo comunicato ringraziandoti per aver espresso delle considerazioni in merito a ciò che ho scritto precedentemente.
Circa la questione “comune autonomo” sicuramente la legislazione non prevede, nel nostro caso, la possibilità di erigere a nuovo comune la frazione di Marotta, per i vincoli imposti dall’art. 2 c.2 della L.R. 16.01.95 n.10 così come indicato all’art 15 c.1 nel D. Lgs. 18/08/2000 n. 267, ciò non toglie però che la maggioranza degli elettori dei territori interessati, così come previsto all’art. 8 c.3 della succitata L.R., a prescindere dall’adozione dell’iniziativa popolare, possa presentare alla regione una proposta di legge. Naturalmente (questo è il serio problema) serve una forte coesione fra la popolazione e un ancor più forte motivazione nell’istanza di proposta affinché si possa ottenere un qualche risultato.
Per quanto riguarda la questione “referendum – popolazione interessata”, posso risponderti riportandoti in breve alcuni passi della sentenza n. 94/2000 della Consulta (citata nel precedente comunicato e consultabile per intero sul web al link: http://www.giurcost.org/decisioni/2000/0094s-00.html ), Le questioni sollevate traggono origine dalla vicenda del distacco di porzioni del territorio dei Comuni di Isola della Scala e di Oppeano, ed aggregazione delle medesime al territorio del Comune di Bovolone (VR), dopo un referendum, indetto dalla Giunta regionale ai sensi dell’art. 6 della legge regionale n. 25 del 1992,dando giudizio di “meritevolezza” sulla proposta, in cui sono stati ammessi al voto tutti gli elettori del Comune di Bovolone e i soli cittadini dei Comuni di Isola della Scala ed Oppeano residenti nelle porzioni di territorio comunale delle quali si proponeva il distacco e l’aggregazione al Comune di Bovolone.
Dopo il ricorso presentato al TAR del Veneto da parte dei due comuni “cedenti”, la questione è approdata alla Corte Costituzionale che ha espresso l’inammissibilità costituzionale, dunque in contrasto con l’art. 133 della Costituzione della norma regionale in merito alla questione “popolazione interessata – interesse qualificato” e nello specifico: …omissis… Non è dunque di per sé illegittimo che la legge regionale detti criteri per individuare, nelle varie ipotesi, le popolazioni da consultare, in relazione al loro essere “interessate” alla variazione. Ma i criteri dovranno essere tali da non comportare la possibilità di una identificazione irragionevole delle popolazioni interpellate, in relazione alle circostanze e ai fattori che conducono ad individuare l’interesse su cui si fonda l’obbligo di consultazione…omissis… da questo punto di vista, non potranno in primo luogo mai essere escluse dalla consultazione, com’è evidente, le popolazioni residenti nelle aree territoriali destinate a passare ad un Comune diverso da quello di cui attualmente fanno parte…omissis…i criteri per identificare le altre popolazioni, anch’esse interessate quantunque in modo meno diretto, e dunque da interpellare, nelle varie ipotesi di proposta di variazione territoriale, restano affidati alla determinazione del legislatore regionale. Quest’ultimo non può però, come si è detto, adottare criteri tali da escludere a priori, in modo automatico, popolazioni, residenti nei Comuni coinvolti dalla variazione (vuoi perché destinati a perdere territorio, vuoi perché destinati ad acquistarne), sulla base di elementi di per sé inidonei a comprovare ragionevolmente l’assenza di quell’interesse qualificato, al quale il principio dell’art. 133, secondo comma, ricollega l’obbligo di consultazione. Ed è indubbio – in ciò la Corte conferma l’orientamento generale espresso nella sentenza n. 433 del 1995 (secondo cui la limitazione della consultazione ai soli residenti nelle aree da trasferire violerebbe l’art. 133 della Costituzione) – che di regola anche le popolazioni dei Comuni coinvolti, residenti in aree diverse da quelle destinate al trasferimento, possono avere un interesse rispetto alla variazione, che va ad incidere sulla dimensione e sulla conformazione territoriale del Comune in cui esse insistono. Possono certamente configurarsi situazioni nelle quali l’esistenza di tale interesse può ragionevolmente escludersi: ma, appunto, l’esclusione deve fondarsi allora – tanto più quando sia sancita in astratto, senza riguardo alle singole proposte di variazione – su elementi sicuramente idonei a farne ritenere insussistente l’irragionevolezza
In sintesi, la Giunta regionale, individuando i criteri di interesse qualificato delle popolazioni interessate al referendum consultivo, non può ammettere alla consultazione solo la popolazione di Marotta di Fano, ma sicuramente inserire tutta la popolazione di Marotta di Mondolfo e del capoluogo comunale, altresì non può di certo escludere la popolazione di Ponte Sasso (potrebbe interessare anche Torrette di Fano).
Una nota riguardo Mondolfo, ultimamente il Sindaco si è espresso dicendo che “in questi anni mai è nato un gruppo di cittadini per opporsi all’unificazione”, mentendo spudoratamente in quanto sa benissimo che la popolazione del centro storico osta all’unificazione e che lo stesso comitato cittadino si è sempre opposto.
Caro Natalino,
premesso che dalle disquisizionie che stiamo facendo, dovremmo avere un discreto futuro anche come legali, ti ribadisco quanto già detto anche a mente della sentenza 47/2003. La legge Regionale Lombarda fu cassata come anche le altre in quanto non potevamo stabilire a priori chei doveva votare ( in termini percentuali il Veneto, solo la frazione per la Lombardia ).
Te lo dimostra il fatto che nel caso lombardo, in cui aveva votato sola frazione di Baranzate, poi dopo la modifica della norma regionale cassata, Baranzate è diventato Comune sulla base del voto della sola frazione.
Il punto fondamentale è l’interesse qualificato, un concetto su cui poter discutere all’infinito. Nel caso di specie, vista l’esiguità del territorio (fino a Via Andersen), vista l’omogeneità della popolazione della frazione con l’altra Marotta e vista la mancanza di strutture fondamentali ed imprescindibili per Fano ( che Fano perderebbe ), mi sembra giuridicamente ragionevole far votare solo la frazione. Quanto a Mondolfo Comune non creda debba votare ( per analogia la Provincia di Rimini non vota l’accoglimento dei Comuni della Valmarecchia ) anche perchè quale sarebbe l’interesse qualificato a non volere i cittadini di Marotta di Fano. Un acceso sostenitore di Mondolfo come Vergari è sempre stato favorevole ad un unione di Comuni della bassa Valcesano ( lo ha ribadito in C.C. dopo il ” il fallimento ” dell’Unione Valcesano ). Ma allora come si può essere contrari all’accoglimento di una popolazione ???
Un caro saluto
ma quanto pesano gli irriducibili 4 gatti del comitato cittadino mondolfese?
Rispondo al post di Ginettaccio.
Caro Ginettaccio,
da solo credo faccio per due: 108 chili per 191 cm.
Ma parli di peso politico? per quello non c’è pericolo: non sono schierato e mi sento libero di esprimere delle idee/opinioni/considerazioni e ancor più di confrontarmi su queste, in modo leale e onesto. Per quanto riguarda il comitato cittadino di Mondolfo, se (come credo) conosci i componenti, posso affermarti che è di una eterogenicità (politica) oltre ogni sospetto. Se poi i nostri amministratori cercano in tutti i modi di ignorarci su quello che diciamo o proponiamo, beh… pazienza, vuol dire che non ci rappresentano più!
Noi riportiamo istanze e umori dei cittadini, di ogni ideologia o schieramento, che hanno a cuore il proprio paese e il proprio territorio. Vedi, Ginettaccio, credo sia venuto il momento di risvegliare la popolazione da una profonda narcolessia (me compreso), e farle riscoprire quel ruolo fondamentale di partecipazione al processo democratico delle decisioni di governo e di lasciar perdere le logiche clientelari partitiche. Conosco delle persone la cui etica e laicità di pensiero oltre alla passione e all’amore per il bene condiviso era limpida e cristallina, ma una volta entrati nei perversi meccanismi della politica partitica, vuoi per ambizione personale e vuoi per un sopraggiunto amore per la “poltrona” non hanno fatto altro che allinearsi agli schemi dei “dictat” delle varie segreterie, abiurando a volte ai propri ideali. Questa non è politica, col significato di “amministrazione della polis per il bene di tutti”.
Come scrive Carl William Brown: “I bravi politici devono dare fiducia ai loro elettori, devono aiutarli a sognare e anche a dormire, così possono fare meglio i loro affari”
Un caro e cordiale saluto.
Caro Francesco,
grazie ancora per il tuo commento, certamente potremmo parlare all’infinito circa la questione dell’interesse qualificato, ciò che scrivi potrebbe avere dei punti di forza riconoscibili nel fatto dell’omogeneità della popolazione di Marotta, ma punti di debolezza nella questione di entità di territorio e nell’esclusione degli abitanti di Mondolfo, in quanto un possibile interesse qualificato potrebbe risiedere nella sensazione, da parte dei cittadini del capoluogo, di vedere decurtate le già esigue risorse disponibilì per una crescita qualificata del territorio.
Non è che si voglia essere contrari all’accoglimento di una popolazione, Dio me ne scampi da tal pensiero! Piuttosto vorrei capire quali e quanti benefici può portare una tale operazione. Non fraintendermi, non scrivo in tono polemico ma avanzando una domanda razionale, ovvero è stata fatta una possibile proiezione su quello che comporterebbe l’unificazione di Marotta di Fano, non intendo a braccio ma con dati oggetti alla mano valutando sia i benefici che perdite.
Di primo acchito e in modo del tutto superficiale penserei che forse sarebbe più conveniente per la popolazione di Marotta di Mondolfo “accorparsi” col comune di Fano, per il semplice fatto che questa amministrazione ha fatto registrare, in proporzione, un bilancio “più virtuoso” rispetto a quella di Mondolfo, dunque vi sarebbe una maggior aspettativa di benessere per i cittadini. O forse potrebbe essere più semplice lasciar stare le cose come sono e mobilitare invece i cittadini coi comitati affinché la politica territoriale e di gestione (urbanistica, dei servizi, etc.) sia condivisa e concertata tra le due amministrazioni insistenti, proprio per il fatto che azioni difformi di governo che generano squilibri evidenti risultano impopolari e lesive anche all’immagine delle stesse?
Un caro e cordiale saluto.
il peso cui facevo riferimento è quello che avete in seno alla popolazione mondolfese. Detto terra terra, quanti voti pro o contro l’unificazione siete in grado di spostare. A mio parere molto pochi al di fuori del centro storico. Le tue proposte “contra legem” di un comune autonomo o dell’unificazione con Fano, il tuo retorico “cui prodest” l’unificazione, scusami Natalino, ma io le considero un insulto all’intelligenza.
Caro Ginettaccio,
non siamo, come mi pare sia chiaro dai precedenti interventi, un movimento politico/ideologico, per cui non tentiamo o cerchiamo di SPOSTARE VOTI da questa o da quella parte, tantomeno abbiamo questa pretesa/presunzione, per cui non vedo perché ti ostini a rimarcare una posizione infondata. Che siamo contrari all’unificazione mi pare sia chiaro, ma questo non significa che vogliamo barricarci dietro ad un aprioristico “NO”, semplicemente vorremo dibattere sulla questione e cercare di capire e, ancor più, far capire alla cittadinanza se effettivamente l’operazione di aggregazione di Marotta di Fano porti dei benefici o meno. Noi siamo dell’idea che i problemi che affliggono Marotta non possono risolversi spostando i confini un po’ più a nord accorpando un lembo di territorio sotto l’amministrazione di Mondolfo (amministrazione che ha già seri problemi di gestione territoriale), ciò non vuol dire però che siamo portatori di un dogma, ergo, discutiamone in modo leale, sincero e costruttivo perché credo, anzi sono pienamente convinto, che con la negazione o la sopraffazione (citando l’ultimo capoverso del ns. comunicato) non si raggiunge alcun risultato, anzi peggio, si crea un substrato fertile per la strumentalizzazione politica e per propagande faziose.
Veniamo ora alle locuzioni “contra legem” e “cui prodest”, tratte dal repertorio di diritto civile di cui una di senechiana memoria.
“Contra legem facit qui id facit quod lex prohibet” cioè agire contro la legge per fare ciò che la legge vieta.
Non mi pare di essere così rivoluzionario o sovversivo, ciò che ho considerato (e non proposto, che è diverso) fa riferimento proprio alla materia legislativa in termini di autonomia locale. Con la riforma del titolo V della Costituzione il governo del territorio è demandato alle regioni (L. Costituzionale n. 3 del 18/10/2001, art. 117), in ossevanza dell’art. 133 c.2 della Costituzione è la Regione che legifera in materia di istituzione di nuovi comuni o modifica delle circoscrizioni. Dunque cadono i precetti del D.Lgs 18/08/2000 n.267 (che abrogava la Legge 142/90 ostinatamente citata nei post o negli articoli stampa) rimanendo, per la materia in esame, la legislazione e lo statuto regionale (già citati nei miei precedenti commenti). La mia considerazione si limitava nel evidenziare che può esistere la possibilità, “pro lege”, di derogare/modificare (non certo “sict e simpilciter”) la norma dettata dalla L.R. 16/01/1995 n. 10 (vedi ancora i miei commenti precedenti).
In soldoni, potrebbe esserci la reale possibilità di creare un nuovo comune, vista la particolare e complicata configurazione amministrativo-territoriale dell’area urbana insistente nel litorale compreso tra le foci del Metauro e Cesano e la forte acclamazione popolare (ma questo è un’altro discorso). Mentre per ciò che riguarda l’accorpamento al comune di Fano la norma è chiara, il vincolo alla soglia dei diecimila abitanti non si applica (nello specifico Mondolfo si ritroverebbe nella fattispecie sotto questo limite).
“Cui prodest (scelus, is fecit)”, non faccio certo retorica se pongo la questione A CHI GIOVA L’UNIFICAZIONE? Mi pare che se anche uno dei cittadini di Marotta o di Mondolfo pone questa domanda ha tutto il sacrosanto diritto di avere una risposta in tutta verità e basata su dati oggettivi facilmente riscontrabili e non su riduzionismi dal sapore politico-affaristico.
Libero di pensare che tutto questo sia un insulto all’intelligenza, ma se per intelligenza intendiamo la capacità di formasi delle idee dopo averle criticate e giudicate, l’insulto è rivolto alla tua d’intelligenza.
Sono comunque convito che si può continuare a dialogare e a dibattere sul tema con la speranza di trovare un punto di contatto per la risoluzione del problema. Ho apprezzato molto lo scambio di battute con Francesco (in questo blog) e con Carlo (per email) e apprezzo altrettanto le considerazioni ed i commenti, per quanto caustici ma in piena libertà e in pieno spirito di cittadini, fatti da altri in questo blog (in particolare Pierpavl e Biagiarell) per questo mi piace riportare di seguito un post di Pierpavl del 11/12/2007:
M’ piàc’ quéll ch’ dì tu Franco, hai céntràt ‘l pròblema. Io prò mìr sèmpr a l’unificazion, ma intratant, l’ho già ditt altr vòlt , cercàn d’ fa gestì al mèi ‘l territòri dai comuni ch’ c’amministrn. Tutt s’ pòl riassùm ‘ntna parola sola: «coordinamento». Ho sentùt a dì spéss da i marottés che i polittici nostri rémn all’arvèsa per fà i cazzi d’ lóra. Ma pòrca d’una putàsqla, chi è chi vota ma sti cristiàn ch’ sarìa mèi a chiamà criatianàcc’? L’unión d’ pèrsón, ch’ s’ méttn inscén pèl bèn del paés e s’ confróntn ognùn sa la testa e l’idea sua, è na ròbba ch’ avén da favòrì a tutt i còst. Da malì avén da tirà fora, cómm da ‘n cilindr, i òmn e l’ dònn da manda sù per fa i cazzi d’ tutti noialtr e del territòri. Si badàn a votà ma quéi ch’ c’ordina ‘l partìt c’avèn pòc da lamèntàcc’. Dominus vobiscum, è passat un sorc’ e non l’ho vistum.
Un cordiale saluto.
Errata Corrige:
Al copoverso – In soldoni… – va sostituita la frase con questa: …nel litorale compreso tra le foci del Metauro e Cesano e la eventuale forte acclamazione popolare…
Mettila come vuoi Natalino, ma sia l’istituzione di un comune autonomo che l’unificazione della parte di Marotta di Mondolfo al Comune di Fano non è possibile per le leggi oggi vigenti e con le quali dobbiamo fare i conti. Solo ipotizzare la modifica di una legge in tal senso è a mio avviso un modo di dire: non affrontiamo il problema. Soprattutto in un periodo come l’attuale dove il governo centrale tende ad incentivare, giustamente aggiungo, le unificazioni territoriali e/o le unioni dei comuni per la gestione dei servizi. Le ipotesi da te avanzate sono pertanto, a mio modo di vedere, un pò “aria fritta”.
So bene che il comitato cittadino mondolfese non è un organo di partito, ma guarda caso i suoi componenti votano e votano anche quei cittadini che seguiranno le idee da esso diffuse. Se proprio vuoi giocare sulle parole, la vostra non la chiameremo più campagna elettorale ma campagna referendaria. Mutatis mutandis andiamo pure avanti.
Ti invito inoltre a rileggere il discorso di Pierpavl. A me pare che ti sia sfuggita la parola “intratant” che vuol dire nel frattempo, e pertanto mi pare che Pierpavl solecitava il coordinamento dei comuni nelle more dell’unificazione. Un discorso che condivido in pieno.
Il confronto è sempre stato una soluzione ottimale per affrontare tutte le questioni, ma deve basarsi su qualcosa di concreto nel rispetto reciproco.
Con cordialità.
Caro Ginettaccio,
rispondo al tuo messaggio “Ab ovo usque ad mala” partendo dal fondo.
Annoto con soddisfazione che consideri il confronto come soluzione ottimale per affrontare le questioni, come pure che ci si debba basare su argomenti concreti e nel reciproco rispetto delle idee. Mi pare che da parte mia non ho mancato in nessuno di questi precetti.
Circa il post di Pierpavl, beh…non sono così stupido da non averlo letto con attenzione, so bene che è per l’unificazione e che si batte apertamente per questo (non solo su questo e altri blog, ma anche sulla stampa locale), però apprezzo il modo in cui lo scrive, senza peli sulla lingua e in piena libertà ma in modo critico e per certi versi aperto al dialogo, insomma non mi pare tanto “talebano”, ma convinto delle proprie idee che poi mette in discussione, cosi pure Biagiarell e altri in questo blog (forse tu non hai letto bene quello che ho scritto).
Questione comitato cittadino mondolfese:
Mi pare normale quello che scrivi, se qualche cittadino condivide (seguire si addice più a un’ideologia che alla ratio) le nostre idee poi sarà libero, nel caso si andasse alla consultazione referendaria, di esprimerle nel voto, non vedo quale occulto disegno si celi dietro tutto questo. Forse non dobbiamo esprimere le nostre idee e considerazioni?
Questione “aria fritta”:
Premetto, io ho mosso delle considerazioni sulla base delle leggi vigenti con tanto di riferimenti, tu liquidi queste come un tentativo di gettare fumo negli occhi, senza palesare alcun riferimento oggettivo che possa smentirmi, tranne un lapidario e politichese “non è possibile con le leggi vigenti e con le quali dobbiamo fare i conti”. Bene, repetita iuvant. Ripresento ciò che ho scritto andando ancora più nel dettaglio: (le norme, leggi e articoli citati sono tutte facilmente reperibili sul web)
La Costituzione: gli articoli che ci interessano sono il 117 e il 133 (così come modificati dalla riforma del Titolo V della Costituzione). L’articolo 117 al comma 6 cita “… La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia…” (che non sia di legislazione esclusiva dello Stato, nel comma 2 sono riportate queste competenze esclusive dello Stato, in cui non figura il governo del territorio che è materia concorrente), dunque la Regione ha il potere e la piena autonomia ad emanare regolamenti in materia di legislazione concorrente e specifica, dunque anche quella sul governo del territorio, in modo particolare, con riferimento all’art. 133 c.2 della Costituzione che recita “La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”, stabilire i criteri per la formazione di nuovi comuni o la modifica delle loro circoscrizioni. Pertanto la materia legislativa nazionale, nello specifico il TUEL (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, D.Lgs 18/08/2000 n.267, che assorbe abrogandola la legge 08/06/1990 n.142), per ciò che riguarda la formazione/modifica di nuovi comuni e di altri articoli, è superata dalle nuove norme costituzionali (L. Costituzionale n. 3 del 18/10/2001).
La Regione Marche ha già una legge che regolamenta la materia (L.R. 16/01/1995 n. 10, Norme sul riordinamento territoriale dei comuni e delle provincie) in linea con le norme della vecchia legge 142/90 e tacitamente coerente con il TUEL più attuale, se non fosse che ora, potrebbe, proprio per i principi sopra citati, modificare liberamente gli articoli vincolati dalla legislazione statale.
Nello specifico:
ART. 2. ISTITUZIONE DI NUOVI COMUNI
1 . L’ISTITUZIONE DI NUOVI COMUNI PUÒ AVER LUOGO NEI SEGUENTI CASI:
a) FUSIONE DI DUE O PIÙ COMUNI CONTERMINI;
b) EREZIONE IN COMUNE O IN COMUNI AUTONOMI DI UNA O PIÙ BORGATE O FRAZIONI DI UNO STESSO COMUNE.
2 . NEL CASO DI CUI ALLA LETTERA B) DEL COMMA 1 NON POSSONO ESSERE ISTITUITI NUOVI COMUNI CON POPOLAZIONE INFERIORE AI 10.000 ABITANTI O LA CUI COSTITUZIONE COMPORTI, COME CONSEGUENZA, CHE ALTRI COMUNI SCENDANO SOTTO TALE LIMITE.
Nel comma 2 il limite dei 10.000 abitanti è ora completamente svincolato dalla norma statale è PUO’ ESSERE MODIFICATO. A riprova di ciò che scrivo posso citarti la L.R. 26/03/2009 n. 10 della Regione Piemonte che modifica una legge a pari argomento e che all’art. 6 c.2 abbassa il limite per la costituzione/modifica di NUOVI COMUNI A 5000 ABITANTI.
Ah dimenticavo, l’accorpamento al comune di Fano era già possibile dall’entrata in vigore della legge regionale n. 10/95, così come previsto dall’art. 3 c.3 che recita:
ART. 3. MUTAMENTO DELLE CIRCOSCRIZIONI COMUNALI
1 . IL MUTAMENTO DELLE CIRCOSCRIZIONI COMUNALI PUÒ AVER LUOGO NEI SEGUENTI CASI:
a) INCORPORAZIONE DI UN COMUNE IN UN ALTRO CONTERMINE;
b) DISTACCO DI UNA FRAZIONE O BORGATA DA UN COMUNE E SUA INCORPORAZIONE IN UN COMUNE CONTERMINE;
c) AMPLIAMENTO DEL TERRITORIO DI UN COMUNE AL QUALE VIENE AGGREGATA PARTE DEL TERRITORIO CONTERMINE O DI ALTRO COMUNE.
2 . AI FINI DELLA PRESENTE LEGGE ALL’INCORPORAZIONE DI COMUNE IN ALTRO COMUNE CONTERMINE DEVONO APPLICARSI LE STESSE DISPOSIZIONI POSTE IN MATERIA DI FUSIONE DI DUE O PIÙ COMUNI CONTERMINI.
3 . NEI CASI DI CUI ALLE LETTERE B) E C) DEL COMMA 1 NON SI APPLICA IL LIMITE MINIMO DI POPOLAZIONE STABILITO ALL’ARTICOLO 2 COMMA 2.
Altro che “aria fritta!”.
Dunque caro Ginettaccio, anche se fino ad oggi si propendeva per le unificazioni territoriali, la riforma sul federalismo, attuata con la riforma del Titolo V della Costituzione, propende per una gestione più responsabile prevedendo una più ampia autonomia di gestione da parte degli organi periferici.
Ora sono pronto al contraddittorio, che sarà fatto, come sono convinto, su “qualcosa di concreto e nel rispetto reciproco” e non su riduzionismi astratti.
Un cordiale saluto.
Caro Natalino,
noto con simpatia che non solo impieghi tutto il ricavato dei prodotti della fattoria, uova e mele compresi, per portar l’acqua in salita ai mulini del comitato cittadino, ma che sai anche far girare la frittata con molta perizia. Se è vero che un buon amministratore non basa le sue previsione solo su dati certi, ma talvolta deve farlo anche su quelli congetturati, è anche vero che le congetture devono essere realistiche, pena il fallimento. Tornando a noi, le leggi vigenti ci dicono che Marotta non può costituirsi in comune autonomo e che non può unificarsi con Fano. La scappatoia che proponi è la modifica della Legge regionale. Una “congettura” la tua che a mio avviso non realistica, perché nessun politico sarà mai così stolto da proporre di frazionare un comune quando logica e leggi economiche impongono accorrpamenti di territori e di servizi dei territori per realizzare economie di scala capaci di liberare risorse per altri impieghi più profiqui. Certo è che ognuno di noi rimane della propria idea ma se vuoi proviamo a parlare di costi e benefici.
Un caro saluto.
Errata corrige… proficui
Madonna mia, quanto parlate !!! Ma perchè non ci si vede una sera a cena davanti ad un buon vinello ??? Un caro saluto tutti !!!
Cari Biagiarell e Ginettacio,
perdonatemi la mancata solerzia nel rispondervi, cercherò di farlo ora e ad entrambi in questo post.
Circa l’articolo di Biagiarell, prima di tutto voglio dire che l’onore e tutto mio e ringrazio molto per quello che hai scritto.
Provo ora a dar una risposta (anche a Ginettaccio, abile e navigato politico) alla domanda che (mi) poni.
Se Marotta fosse stata elevata a comune autonomo sicuramente adesso si discuterebbe certamente di associare alcuni servizi, trasporto scolastico, polizia urbana, servizi sociali,cultura, turismo, sport ad esempio, ma non certo la fusione, che è un’altra cosa. E’ giusto e sacrosanto cercare di realizzare economie e soprattutto creare sinergie capaci di migliorare i servizi a fronte di una riduzione dei costi di gestione, per questo l’associazionismo intercomunale o unione dei comuni mi pare un ottimo strumento. Ma allargare un territorio comunale è tutt’altra cosa.
Si dovranno fare i conti, in primis, con l’andamento degli ultimi bilanci e capire se, in proiezione futura, potranno esserci dei benefici alla casse comunali o un aggravio di spese, (l’incremento del territorio e della popolazione quasi mai porta dei vantaggi, aumenteranno certo una parte di entrante ma dovranno essere erogati servizi per un bacino più ampio di popolazione e quasi mai questo si traduce in una plusvalenza). Pensare che si possa far fronte alle spese che quest’operazione comporta (perché l’amministrazione fanese farà sicuramente i suoi conti) con gli oneri di urbanizzazione, di costruzione etc., mi pare poco aderente anche alla più ottimistica delle previsioni, visto anche il debito accumulato dalla nostra amministrazione in questi ultimi anni. Utilizzare “cemento e mattoni” non mi pare una soluzione tanto sensata, soprattutto se, con lungimiranza, si pensa a ricadute benefiche per il futuro. Non mi pare poi che questa sia la vocazione di Marotta.
Ad esempio il turismo, reale vocazione e possibile volano per l’economia locale, deve partire non tanto dagli appartamenti disponibili o da volumetrie più o meno ampie, quanto da una politica sinergica tra operatori ed enti tale da favorire il recupero sul territorio di una specificità, di cui è normalmente dotata, che negli ultimi anni è stata obliterata da tentativi di omologazione, di sicuro insuccesso, a modelli e realtà che nulla hanno a che fare con le radici culturali, e quindi con la tradizione originaria, che è specifica di Marotta. Il turista oggi è molto più accorto ed esigente di un tempo, è molto attratto dalle tipicità dei territori, siano esse ambientali, culturali, storiche o legate alla tradizione, per cui è fondamentale puntare alle specificità per far leva sull’attrattiva turistica. Perdonatemi, non voglio certo dare ricette e mistificarmi da guru per di più presuntuoso, (se volete potere consultare una relazione sull’argomento da me redatta e sottoscritta presentata in giunta comunale il 16/07/2007 e rimasta lettera morta … senza funerale. Il link è il seguente: http://www.monteoffo.it/biblio2.html ). Riprendendo il senso del discorso voglio dire che Mondolfo non ha la forza politica, (intesa come governance) ne tanto meno quella economica per affrontare le questioni che riguardano Marotta (non intendo solo il turismo, è ovvio) quindi a mio (nostro) avviso l’accorpamento (unificazione mi pare non corretto) risulterebbe un perfetto disastro sia per Mondolfo, che vedrebbe un declino inesorabile, cammino già tracciato da anni di sciagurata politica territoriale (e non mi nascondo dietro un dito nel dirlo), che soprattutto per Marotta, dove mi pare si presenti un machiavellismo a tutto tondo dove gli interessi, quindi, propendono solo da una parte, cioè sul peso politico elettorale (e di conseguenza affaristico-clientelare) piuttosto che sulla soluzione delle reali problematiche.
Le realtà territoriali, per quanto contigue, sono profondamente diverse (non centra nulla la rivendicazione identitaria). Se pur Mondolfo e Marotta distino poco più di cinque chilometri, hanno delle specificità che le differenziano. In una visione eutopica, il progetto sarebbe auspicabile e doveroso ma sarebbe possibile solo con amministratori virtuosi e scevri da ogni interesse personale e di potere, dunque inevitabilmente la visione scade nell’utopia (in considerazione del buon governo che non c’è) e diviene razionalmente outopica.
Ora permettetemi di porvi delle domande.
Con le considerazioni sopra scritte (che, ribadisco come nei precedenti post, possono essere smentite ma non con i soliti riduzionismi politici, vi prego) voglio dire che la realtà fanese meglio si confà a quella marottese (mi pare naturale) per cui perché insistere ostinatamente su Mondolfo? Qual’è la ratio che vi spinge a questo?
Lo ripeto ancora, l’accorpamento al comune di Fano E’ POSSIBILE, la legge regionale lo prevede in modo chiaro e ritorno a citarla ancora, (Ginettacio, mi pare che le tue continue insistenze nel negare a priori, senza riscontri oggettivi, ti portino nelle paludi dell’inconsistenza delle tue asserzioni):
Legge regionale 16/01/1995 n. 10, Norme sul riordinamento territoriale dei comuni e delle provincie recita, per lo specifico caso di accorpamento di Marotta di Mondolfo con Marotta di Fano, quindi col comune di Fano:
ART. 3. MUTAMENTO DELLE CIRCOSCRIZIONI COMUNALI
alla lettera b) del comma 1, è previsto il caso specifico che c’interessa, ossia:
b) DISTACCO DI UNA FRAZIONE O BORGATA DA UN COMUNE E SUA INCORPORAZIONE IN UN COMUNE CONTERMINE;
al comma 3, si stabiliscono i criteri che regolamentano tale incorporazione, vale a dire:
3 . NEI CASI DI CUI ALLE LETTERE B) E C) DEL COMMA 1 NON SI APPLICA IL LIMITE MINIMO DI POPOLAZIONE STABILITO ALL’ARTICOLO 2 COMMA 2.
e cosa dice l’articolo 2 comma 2 della legge regionale?
Art 2, c.2 . NEL CASO DI CUI ALLA LETTERA B) DEL COMMA 1 NON POSSONO ESSERE ISTITUITI NUOVI COMUNI CON POPOLAZIONE INFERIORE AI 10.000 ABITANTI O LA CUI COSTITUZIONE COMPORTI, COME CONSEGUENZA, CHE ALTRI COMUNI SCENDANO SOTTO TALE LIMITE.
Per riassumere, nel caso in cui una frazione venga incorporata in un comune contermine, NON SI APPLICA IL LIMITE DEI 10000 ABITANTI per il comune che cede la frazione.
In poche parole se Marotta di Mondolfo si “unisce” con Marotta di Fano, quindi sotto l’amministrazione comunale di Fano, come conseguenza Mondolfo scadrebbe di popolazione a 5000 abitanti circa, quest’ultimo dato non costituirebbe, a norma di legge, un impedimento.
Dunque NON E’ UNA CONGETTURA ma un dato oggettivo e reale, e non lo dico per far rumore di parole ma perchè i cittadini sappiano che esiste questa possibilità, al pari di quella dell’accorpamento di Marotta di Fano con Mondolfo.
Inoltre esiste pure la possibilità di erigersi a comune autonomo, come ampiamente citato nel mio precedente post. Anche qui NON SONO CONGETTURE, caro Ginettaccio, ma dati ben tangibili, al riguardo voglio riportarti le motivazioni del legislatore regionale piemontese (che ricordo, per chi non ha letto i precedenti post, modificava il limite di popolazione per la costituzione/modifica di un comune a 5000 abitanti):
“… Si è affrontato anche l’importante aspetto relativo all’abbassamento del limite della popolazione previsto per l’istituzione di nuovi comuni, attualmente fissato in diecimila abitanti dall’ articolo 15 del Decreto legislativo 267 del 2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), alla luce del mutato quadro costituzionale; la legge infatti abbassa tale limite a cinquemila abitanti, in sintonia sia con la realtà piemontese costituta da comuni con pochissimi abitanti sia con la legge regionale n. 15/2007 che prevede misure a sostegno dei piccoli comuni. La proposta di abbassamento muove anche dalla constatazione del palese disagio in cui spesso vivono le popolazioni concentrate in zone di confine tra vari territori comunali e lontane dai capoluoghi, condizioni che spesso non consentono ai residenti di fruire pienamente delle funzioni e dei servizi comunali. La novità prevista dal presente progetto di legge è avvallata da una interpretazione normativa secondo la quale, per effetto della riforma del Titolo V della Costituzione, è possibile affermare che la materia delle “circoscrizioni territoriali comunali” è rimessa alla competenza esclusiva regionale, comportando pertanto la possibilità per la Regione di legiferare in merito. A conferma della suddetta interpretazione, si segnala che recentemente la Regione Abruzzo ha approvato una legge che stabilisce il limite di cinquemila abitanti per i comuni di nuova istituzione. (…)”
Dunque il nostro non è un tentativo di subdolo boicottaggio, come qualcuno mi pare palesi o vada dicendo, ma è semplicemente una seria riflessione su quella che può essere la possibile soluzione ai problemi di Marotta che, come ampiamente ripetuto, vede aprirsi un ventaglio di soluzioni maggiormente efficaci e soprattutto parimenti fattibili (nel caso di unificazione con Fano) con quella a tutto oggi proposta come l’unica soluzione, ovvero l’accorpamento di Marotta di Fano nel comune di Mondolfo.
Un caro e cordiale saluto.
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